3 - Il seme
17 giugno 2028
Canada, Villaggio Inuit
A est il sole buca le nuvole. La luce mi prende in faccia, calda. Chiudo un attimo gli occhi. Sfrego le mani, ci soffio sopra. Fa freddo. Anori è piegato sulla foca, infila il coltello sotto il mento e lo tira fino alla coda. Alza gli occhi e mi guarda. Quegli occhi scuri, enormi, sembrano fermi.
Allungo la mano e passo le dita sul testone di Sem, gli do una pizzicata veloce. «Noi andiamo a fare una passeggiata. Vieni?»
Anori taglia lo strato di grasso sotto la pelle e si affonda nel cappuccio. «Dove vorresti andare? Non c’è niente da vedere.»
Come sarebbe “niente”? Ogni cosa qui è nuova. Ogni passo è un’avventura. «Qua no. Ma guarda laggiù, oltre quella nebbia, in mezzo alla neve. Non lo sappiamo cosa c’è, finché non ci andiamo.»
Sospira, alza gli occhi al cielo. «Va bene, ho capito. Finisco e vengo con voi.» Sfila la carne senza vita dalla pelle.
Prendo la borsa, la metto a tracolla e ci incamminiamo. So dove andare. Ricordo quella voce, e la sensazione. «Anori, lo sapevi che gli alberi si prendono l’anidride carbonica e la trasformano in aria pulita? E tengono l’acqua nei terreni, e li salvano dalle frane. Molti danno da mangiare agli animali. È come se fossero buoni, come se pensassero anche agli altri. E poi… tanto tempo fa, c’era una signora che ha mangiato una mela e ha fatto arrabbiare il Papà. Nonna dice che era un frutto proibito, e che non avrebbe dovuto farlo. Ma secondo me aveva fame. Chi non l’avrebbe mangiata? Solo chi non ha più voglia di vivere.»
Anori tira su lo zaino e scuote la testa. Figuriamoci, lui certe cose proprio non le capisce e i libri, neanche li tocca. Io sì, nonna mi obbliga ogni giorno. Non so dove li tiene, quei libri. Ho cercato ovunque. Niente. A pensarci bene… forse è lei quella magica.
«Nonna mi ha raccontato dei pesci giganti che abitano in fondo al mare e riportano a riva le barche perse. E dei folletti che danzano sotto la pioggia, quando sentono il profumo dei fiori.» Mi sembra distratto. Uffa. Mi starà ascoltando? «Quando le chiedo di mamma e papà, non dice niente. Va ai fornelli, poi si passa uno straccio sugli occhi. Ha sempre una risposta. Ma non per questa.»
Il sole è alto, siamo quasi arrivati. Allora… vediamo un po’.
Mi guardo intorno. La montagna con il muso da tricheco è laggiù. Dall’altra parte c’è quella che ha la faccia di Sem. Ci siamo, è il posto giusto. È tutto deserto, nessuna voce. Mi va di fermarmi un attimo. Appoggio un ginocchio sul ghiaccio e accarezzo Sem. Sono strana.
Anori si avvicina e mi tocca la spalla. «Stai bene?»
«Sì. Solo un capogiro.»
Si guarda attorno, si copre gli occhi con la mano e si infila un dito nell’orecchio. «Ci fermiamo solo un momento. Dobbiamo spostarci presto, il ghiaccio è sottile.»
Ero sicura che l’avrei sentita, mi inginocchio. Sem appoggia il muso sulla mia coscia. Arriva qualcosa, una melodia, è dentro la testa. Mi rialzo di scatto, Sem si rovescia sulla schiena.
Anori mi si mette davanti. «Che succede?»
«Una canzone. La voce è bellissima. Mi calma, mi fa stare bene.»
Guarda nella mia stessa direzione. «Io non sento niente.»
È lei. Ne sono certa. «Qualcuno sta dicendo il mio nome.»
«Sil… c’è solo ghiaccio. E neve.»
Arriva da nord. «Io sì. Voglio andare a vedere.»
Anori mi afferra per un braccio. «Aspetta, è rischioso. Non lo vedi? Il ghiaccio è sottile, potresti finire in acqua.»
«Io controllo, tu resta, se vuoi.» Sotto i piedi, la lastra è limpida, basta un attimo e si spezza, un passo sbagliato.
«Guarda, Sil. Sono solo placche bianche, leggere. Torniamo indietro. Se tua nonna scopre che ti ho messa in pericolo, mi uccide.»
C’è qualcosa, laggiù. «Lo vedo.» Mi incammino.
«Aspettami, Sil!»
Rallento, un punto nel bianco si muove, spinto dal vento. La borsa mi pesa sulla spalla, la mollo e parto di corsa. Una folata lo strappa da terra, lo trascina più in là. Mi butto. Scivolo sul ghiaccio. Il freddo mi taglia i palmi. Allungo il braccio, chiudo il pugno e trattengo il fiato.
Apro le dita. L’ho preso. Mi scappa una risata, un grido.
Anori si alza sulle punte. «Ferma! Sotto si sta aprendo!»
Dietro di lui si muove una sagoma, Derek. Zoppica, tiene il bastone di ferro nella mano. Lo solleva e lo lancia.
L’asta sfreccia sopra Anori, curva in volo. Mi abbasso, mi manca di un soffio. Si pianta nel ghiaccio, due passi più in là.
Perché lo fa? Proprio me?
Un crack, un altro. Il lastrone si apre in fenditure scure che corrono da Anori. Mi volto, cerco un punto fermo, qualcosa da afferrare. L’unico è dove il ferro si è conficcato. Se arrivo fin lì—
Che freddo, sono in acqua.
«Silgiu. Sil!» È Anori, mi chiama.
Sono senza voce, non riesco a urlare. Muovo le gambe, qualcosa mi tira giù. Gli abiti di pelle si fanno pesanti, mi trascinano.
«Sil. Prendi la mia mano.»
L’acqua luccica, in alto si muovono sagome colorate. Forse è Nonna. O magari solo Anori.
Sem? Sei anche tu qui dentro? Lascia il braccio, esci, tu non sai nuotare.
Una dopo l’altra, le pagine degli alberi colorati si sfogliano davanti agli occhi.