Il vento le taglia il muso, l’aria la scava senza sosta, le piume si piegano, le ali scricchiolano sotto una tensione che non molla, la tiene in alto ma la spezza a ogni battito.
Le nuvole si sfaldano sotto di lei, le colline si ripiegano su se stesse, franano nelle valli che non smettono di aprirsi, le montagne si alzano dritte, affondano nel cielo che trattiene tutto.
Il nido la aspetta, bloccato contro la parete, tra roccia e ghiaccio, protetto da un vuoto che nessun altro attraversa.
I piccoli tengono il becco aperto, gli occhi larghi, il corpo teso, la fame li tiene svegli, il calore manca, l’attesa si infila tra le ossa.
La cresta spinge vento, la neve gira su se stessa, l’aria le scorre attorno, lei chiude le ali, si abbassa e lascia che la gravità faccia il resto.
Un ronzio sale dalle profondità, attraversa il corpo, le gratta la gola, le scava il petto, vibra tra le ossa e le scompone il respiro, arriva dall’alto, non è vento, non è animale.
Il cielo si piega, l’ombra si avvicina, una massa compatta entra nello spazio e cancella la luce, nessun battito o piuma, niente suono, solo una superficie densa che prende tutto.
Il ghiaccio vibra, l’aria cambia direzione, il nido si muove, trema, slitta verso l’orlo, i due più esposti si sbilanciano, cercano qualcosa che regga, trovano il vuoto.
Lei lascia la carcassa, spalanca le ali, spinge in alto, il ramo cede, il nido cade e scompare nel silenzio.
Lei si butta, cerca uno, uno soltanto che si muova, che respiri, che tenga gli occhi aperti.
Tocca terra, sposta detriti, apre spazio tra piume strappate e rami spezzati, infila il becco tra i corpi, li solleva, li muove, nessuno reagisce.
Urla, non per chiedere, non per farsi sentire, ma per restare viva, per non svanire in mezzo a ciò che ha perso, la voce si lacera, l’aria si apre, resta solo il silenzio.
Alza lo sguardo, la creatura resta lì, ferma, densa, presente, inchiodata a un cielo che non le appartiene, non se ne va, non ha intenzione di cedere.
Si solleva, l’invasore si restringe in lontananza, non si dissolve, resta visibile, una minaccia. Chiude le ali, si piega in avanti, punta dritto e si lancia.
L’impatto scuote ogni cosa, il metallo vibra, lei sbatte, scivola, rimbalza, finisce sul bordo e ci resta. Il corpo vuoto, il ventre aperto.
Il cielo sopra è chiaro, le nuvole scorrono lente, l’oceano non esiste, vive solo nei pensieri che non servono a niente.
Il petto si alza a fatica, il fiato si spezza.
I piccoli sono sotto, lo sa, anche se non li vede, li vuole, solo per toccarli un’ultima volta, per esserci.
Prova a spingersi, le zampe non reggono, le ali restano a terra.
Il cuore batte, un colpo, un altro.
Il vento la prende, la solleva, la trascina via senza forza.
Scivola.
Accanto, una sagoma si avvicina, due artigli si affiancano ai suoi, il compagno la tocca, la chiama senza suono.
Lei chiude gli occhi.
Il cuore si ferma.
Resta lì, accanto ai suoi.